C’è una cosa che ho capito chiaramente quella sera all’assemblea pubblica, guardandomi intorno nella sala: tanta gente.
Gente comune, commercianti, professionisti, famiglie.
Persone che non vengono alle riunioni per passare il tempo, ma perché sono preoccupate.
E quando la gente si preoccupa così, vale la pena fermarsi e ascoltare.
Io sono uno di loro.
Ho un’attività sul Viale della Vittoria.
Ci lavoro ogni giorno.
E quella strada, per me, non è una questione urbanistica astratta.
È la mia vita.
Guarda il video del mio intervento:
138 attività. Decine di studi. 300 persone.
Forse non tutti sanno che lungo il Viale della Vittoria ci sono 138 attività commerciali e decine di studi professionali. Dietro quei numeri ci sono oltre 300 persone — titolari, dipendenti, collaboratori — che ogni mattina aprono la serranda o accendono il computer e danno il loro contributo a questa città.
Non è un quartiere qualsiasi. È uno degli assi economici più vitali di Jesi.
E allora mi chiedo: quando si ragiona su come modificare la viabilità di quella strada, queste persone vengono davvero considerate? Oppure i numeri restano solo numeri su una relazione tecnica?
Chi ha la partita IVA non ha reti di sicurezza
Vorrei che chi prende decisioni su queste cose capisse una cosa fondamentale, che forse dall’esterno non è sempre evidente.
Chi ha la partita IVA non ha ammortizzatori sociali. Non ha la cassa integrazione. Non ha l’indennità di malattia. Non ha nessuno che lo protegge se le cose vanno male. Noi imprenditori, commercianti e professionisti conosciamo benissimo il rischio d’impresa. Ce lo assumiamo ogni giorno, con consapevolezza e con coraggio. È la scelta che abbiamo fatto e ne siamo fieri.
Ma c’è una differenza enorme tra rischiare per le proprie scelte e subire le conseguenze delle scelte altrui.
Se un’attività va male per una gestione sbagliata, è un dolore. Ma è il tuo dolore, il risultato delle tue decisioni. Se invece un’attività chiude perché qualcuno ha deciso di modificare la viabilità davanti alla tua porta senza consultarti, senza valutare l’impatto, senza prevedere alternative — allora qualcuno deve prendersi la responsabilità di quella scelta.
Chiudere un’attività, per una partita IVA, è una tragedia. Non è una riorganizzazione. Non è una ristrutturazione. È la fine di un sogno, spesso di anni di sacrifici, di mutui, di rinunce. È qualcosa da cui non ci si riprende facilmente. E questo non si può ignorare.
La regola d’oro del commercio: viabilità, accessibilità, parcheggi
Esiste una regola che ogni imprenditore commerciale conosce a memoria, prima ancora di aprire i battenti. È semplice, ma è imprescindibile:
Viabilità. Accessibilità. Parcheggi.
Senza questi tre elementi, qualsiasi attività che dipende dall’accesso dei clienti è destinata a soffrire. Non è un’opinione. È una legge del commercio, scritta nella realtà di ogni giorno.
Eppure, nonostante la grande crisi che sta attraversando il commercio in tutta Italia, sul Viale della Vittoria le attività non chiudono. Aprono. Questo non è un caso. È il segnale che quella strada funziona, che ha qualcosa che la rende ancora attrattiva, ancora viva.
Modificarne la viabilità e i parcheggi senza prevedere alternative concrete significa rischiare di spezzare quel filo sottile che tiene in vita un intero asse commerciale.
Abbellire sì. Stravolgere no.
Voglio essere chiaro su una cosa: non sono contrario al cambiamento. Anzi. Sarei il primo a essere felice di vedere il Viale della Vittoria più bello, più ordinato, più vivibile. Nuovi marciapiedi, più verde, semafori moderni, una migliore qualità dello spazio pubblico — tutto questo sarebbe meraviglioso e lo sosterrei senza esitazione.
Ma c’è una differenza tra abbellire e stravolgere.
Il Viale della Vittoria è l’asse principale di Jesi. Non è una strada secondaria. Modificare la viabilità e ridurre i parcheggi senza garantire un accesso e un’uscita chiari dalla città non significa semplicemente cambiare una strada. Significa bloccare una città intera. Significa tagliare le gambe a chi su quella strada ci ha investito, ci ha creduto, ci lavora ogni giorno.
Quello che chiedo è semplice: ascolto e responsabilità
Non chiedo favori. Non chiedo privilegi. Chiedo quello che spetta a chiunque venga coinvolto in una decisione che riguarda la propria vita e il proprio lavoro: essere ascoltato prima, non informato dopo.
Chiedo che chi propone modifiche urbanistiche di questa portata si sieda al tavolo con le categorie economiche, valuti gli impatti reali, preveda soluzioni concrete. E che, soprattutto, sia pronto ad assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte.
Perché noi imprenditori quella responsabilità la viviamo ogni giorno. Sarebbe giusto che la vivessero anche gli altri.
Imprenditore del Viale della Vittoria — Jesi
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