Come Presidente di CNA Jesi, sento il dovere di intervenire con chiarezza su un tema che in questi giorni sta coinvolgendo non solo il dibattito politico e amministrativo, ma anche tante imprese, famiglie, residenti e operatori economici della nostra città: il futuro di Viale della Vittoria.
Parliamo di una delle arterie più importanti di Jesi.
Non si tratta soltanto di una strada dal punto di vista urbanistico o viario.
Viale della Vittoria è un asse vitale della città, un luogo attraversato ogni giorno da persone, auto, studenti, lavoratori, clienti e attività che contribuiscono a mantenerlo vivo.
Per questo motivo ritengo che ogni riflessione sul suo futuro debba essere affrontata con grande serietà, senza slogan, senza forzature e soprattutto senza trascurare la voce di chi quel viale lo vive ogni giorno per lavoro, per impresa e per presenza quotidiana sul territorio.
Io non sono contrario al confronto.
Al contrario, ritengo che il confronto sia indispensabile. E non sono neppure contrario, in linea di principio, alla scelta di procedere con una fase di sperimentazione. Anzi, penso che una sperimentazione, se fatta bene, possa rappresentare un passaggio utile.
Meglio una prova preliminare che una decisione immediata e definitiva su un’area tanto delicata. Ma il punto vero, a mio avviso, è un altro: una sperimentazione è utile solo se viene impostata con criterio, letta con onestà intellettuale e seguita da un confronto reale con il tessuto economico e sociale interessato.
È proprio questo il nodo centrale che voglio evidenziare.
La sperimentazione non può diventare un semplice passaggio formale.
Non può ridursi a un atto simbolico o a una fase già orientata verso una conclusione prestabilita.
Deve invece servire davvero a capire cosa funziona, cosa non funziona e quali effetti concreti produce sulla viabilità, sulla sosta, sulla frequentazione del Viale e sull’operatività delle attività presenti lungo questa importante direttrice cittadina.
Come Presidente di CNA Jesi, e insieme a Marco Silvi, Segretario, ritengo che sia fondamentale partire da un principio molto semplice: prima di assumere decisioni definitive bisogna ascoltare.
Bisogna ascoltare chi sul Viale lavora, chi investe, chi apre ogni mattina la propria attività, chi riceve clienti, chi affronta costi, difficoltà e responsabilità imprenditoriali. Le imprese non sono un elemento secondario di questo ragionamento. Sono parte integrante della vita del Viale.
Sono quelle che mantengono accese le vetrine, che generano passaggio, che contribuiscono alla sicurezza percepita e che danno continuità economica e sociale a un tratto così importante della città.
Per questo motivo guardo con attenzione, ma anche con prudenza, alla fase di sperimentazione annunciata.
Una delle condizioni che considero essenziali è che questa prova venga svolta in un momento realmente rappresentativo della vita cittadina.
Fare valutazioni in una fase dell’anno anomala, ridotta o poco significativa rischia di restituire un quadro parziale. Se vogliamo capire davvero cosa accade su Viale della Vittoria, dobbiamo osservare il Viale in condizioni normali, con la piena presenza delle scuole, dei flussi ordinari, delle abitudini quotidiane di mobilità e della normale pressione urbana che caratterizza quella zona.
Un altro punto che non intendo sottovalutare riguarda i parcheggi. Lo dico con estrema franchezza: il tema della sosta non è una questione marginale, né una difesa nostalgica di modelli superati.
È una questione pratica, concreta, che incide in modo diretto sulla capacità delle attività economiche di continuare a lavorare in modo sostenibile. Chi ha un negozio, un pubblico esercizio, un’attività di servizio o uno studio aperto al pubblico sa perfettamente quanto conti l’accessibilità. Una parte importante della clientela sceglie anche in funzione della semplicità con cui può raggiungere un’attività, fermarsi, entrare, usufruire del servizio e ripartire. Ignorare questo aspetto, a mio giudizio, sarebbe un errore serio.
Allo stesso modo, non posso non richiamare l’attenzione sui possibili disagi legati ai lavori, nel caso in cui si dovesse arrivare a una fase operativa più avanzata. Ogni trasformazione urbana comporta inevitabilmente qualche sacrificio, questo è evidente.
Ma la vera domanda è:
- quel sacrificio è sostenibile per le attività coinvolte?
- È gestito con attenzione?
- È accompagnato da misure concrete di tutela, informazione e supporto?
- Perché un conto è parlare in astratto di riqualificazione, un altro è misurarsi con la quotidianità di chi lavora e che, durante mesi delicati, rischia di subire contraccolpi pesanti in termini di accessi, visibilità, incassi e operatività.
Io credo che su un tema come questo serva soprattutto equilibrio.
Non condivido le semplificazioni, né da una parte né dall’altra.
Non penso che ogni cambiamento sia automaticamente sbagliato.
Ma non penso neppure che ogni progetto debba essere considerato positivo solo perché viene presentato come innovativo o moderno. Le città migliorano quando riescono a trovare un punto di sintesi tra vivibilità, mobilità, commercio e qualità urbana.
E questa sintesi non nasce da posizioni ideologiche. Nasce dal metodo, dall’ascolto, dalla competenza e dalla disponibilità a correggere il percorso se emergono criticità reali.
Come Presidente di CNA Jesi, il mio compito è stare accanto alle imprese, ascoltare le loro preoccupazioni e rappresentare con serietà ciò che emerge dal territorio. È questo il senso del ruolo che ricopro.
E proprio per questo, insieme a Marco Silvi, Segretario, ribadisco che il confronto con le associazioni e con gli operatori economici non può essere considerato un dettaglio accessorio. Deve essere parte integrante del processo decisionale.
Un progetto urbano che incide in modo diretto su un asse commerciale come Viale della Vittoria non può prescindere da chi quel tessuto economico lo tiene in piedi ogni giorno.
A mio avviso, il criterio deve essere molto chiaro:
prima si prova, poi si misurano gli effetti, poi si ascolta e solo dopo si decide. In quest’ordine. Non il contrario.
Sarebbe un errore partire da un esito già definito e usare la sperimentazione soltanto per legittimarlo.
La città merita un approccio più serio. Le attività economiche meritano rispetto.
I residenti meritano risposte chiare. E Jesi merita un dibattito maturo, concreto e fondato sui fatti.
In conclusione, la mia posizione è semplice.
La sperimentazione può essere un passaggio utile, ma da sola non basta.
Servono dati reali, servono verifiche attendibili, serve ascolto vero e serve la volontà di mettere al centro non una visione astratta, ma la realtà quotidiana di chi vive e lavora su Viale della Vittoria.
Solo così si può arrivare a una scelta equilibrata, credibile e davvero utile per la città.
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