Dai centri storici ai borghi: serve una nuova visione condivisa
Negli ultimi anni, il commercio marchigiano ha vissuto una trasformazione profonda.
Chi, come me, vive quotidianamente la realtà del punto vendita, sa bene che il commercio non è finito, ma è cambiato radicalmente.
È cambiato il modo di acquistare, di comunicare, di scegliere.
E se da un lato la digitalizzazione ha portato nuove opportunità, dall’altro ha messo a dura prova la sopravvivenza delle attività tradizionali, soprattutto nei centri storici e nei piccoli borghi.
Oggi, il vero rischio non è solo economico, ma culturale e sociale:
i negozi chiudono, le vetrine si spengono, le vie si svuotano. E con esse scompare anche una parte dell’identità delle nostre città.
Un centro storico senza attività commerciali non è più un luogo vissuto: diventa uno spazio vuoto, statico, privo di relazioni e di attrattiva turistica.
Lo dimostra bene l’articolo apparso su Cronache Maceratesi il 6 ottobre 2025, che riporta un dato allarmante:
“Una vetrina su quattro è vuota. Sono 108 le attività chiuse in centro.”
(Leggi l’articolo completo)
Questa non è una notizia isolata, ma un segnale che riguarda tutta la nostra Regione.
Le Marche non sono la Toscana, non possono contare su città già affermate a livello internazionale, e spesso — dobbiamo ammetterlo con onestà — non sappiamo venderci abbastanza bene.
Eppure, abbiamo tutto: cultura, accoglienza, paesaggi, artigianato, e una straordinaria rete di piccole imprese che ancora resistono.
L’impegno di CNA: valorizzare i Borghi e le Marche
Come CNA, siamo fortemente impegnati nel promuovere una nuova cultura del commercio territoriale, capace di tenere insieme innovazione e tradizione.
Valorizzare un centro storico non significa solo tutelarlo, ma trasformarlo in volano economico e culturale: un motore di identità, di socialità e di impresa.
Le mura, i palazzi, le piazze e le botteghe possono tornare a vivere solo se attorno ad essi si riaccende il commercio e se vengono messe in rete le energie locali — commercianti, artigiani, operatori turistici, amministrazioni e associazioni.
Un appello per una politica concreta e competente
Questo non è un richiamo polemico, ma una proposta costruttiva.
Credo fortemente che le istituzioni, insieme al sistema camerale e alle associazioni di categoria, debbano attivare una governance nuova del commercio, capace di leggere i segnali del cambiamento e di rispondere con tempestività.
Le priorità per rilanciare i nostri centri storici e borghi
- Dati e conoscenza del territorio: serve un osservatorio permanente sulle chiusure e aperture commerciali, aggiornato e consultabile.
- Centri Commerciali Naturali 2.0: reti di imprese locali, promozione congiunta, eventi coordinati e marketing condiviso.
- Digitalizzazione e formazione: incentivi per e-commerce, gestione clienti e marketing territoriale digitale.
- Turismo esperienziale e identità locale: botteghe aperte, percorsi tematici, filiere corte e artigianato artistico.
- Fiscalità e bandi: agevolazioni mirate, fondi PNRR e regionali per sostenere chi resta e investe nei borghi.
Le Marche hanno bisogno di una visione coraggiosa e contemporanea del commercio.
Non possiamo più limitarci a parlare di crisi: dobbiamo parlare di trasformazione, di nuovi modelli, di strategie coordinate.
Il commercio non è soltanto economia:
è presidio sociale, cultura e vita quotidiana.
Ogni vetrina accesa, ogni bottega aperta, ogni piazza viva è un segno di futuro.
E io sono convinto che, se sapremo unire le forze — istituzioni, imprese e cittadini — potremo ridare ai nostri centri storici il ruolo che meritano: cuore pulsante delle comunità marchigiane.
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